Beschreibung
La peste del 1600
Nella primavera del 1632 si propagò nell’Ossola una febbre maligna detta peste.
La peste era stata preceduta da una moria di api, che fu interpretata come segno premonitore della terribile epidemia.
La peste fu importata probabilmente dalle soldatesche di passaggio in queste valli e dai mulattieri, che attraverso il Sempione trasportavano la merce al di là dei monti.
Il contagio si propagò nell’alta val Divedro, poi dai villaggi di Bugliaga e Trasquera, si diffuse rapidamente ad altri paesi dell’Ossola.
Il male si manifestava con ingrossamento delle parti molli, lividi nel ventre e nella schiena, con tumori sanguigni, portando poi alla morte.
Per combattere il morbo si praticarono le purghe, ossia la disinfezione delle case, degli indumenti e degli oggetti.
Le case venivano sterilizzate con pece, salnitro, zolfo, incenso, bacche di ginepro.
I panni venivano purgati esponendoli all’aria o lasciandoli sotto terra o nell’acqua corrente per otto giorni. La mortalità fu altissima.
A Bugliaga e Trasquera perirono quasi cento persone. Due frazioni di Trasquera vennero chiamate Villa Nera e Caso (Cias), perché la popolazione fu praticamente annientata.
Il termine dialettale Cias significa lutto.
In Divedro (Varzo) il contagio si accese più volte, ma non riuscì ad espandersi.
Nel lazzaretto di Domodossola morì di peste il frate cappuccino, padre Carlo Grossi di Trasquera, teologo e filosofo di chiara fama. Egli aveva lasciato il convento di San Francesco in Como per dedicarsi alla cura materiale e spirituale degli appestati.
Nella primavera del 1632 si propagò nell’Ossola una febbre maligna detta peste.
La peste era stata preceduta da una moria di api, che fu interpretata come segno premonitore della terribile epidemia.
La peste fu importata probabilmente dalle soldatesche di passaggio in queste valli e dai mulattieri, che attraverso il Sempione trasportavano la merce al di là dei monti.
Il contagio si propagò nell’alta val Divedro, poi dai villaggi di Bugliaga e Trasquera, si diffuse rapidamente ad altri paesi dell’Ossola.
Il male si manifestava con ingrossamento delle parti molli, lividi nel ventre e nella schiena, con tumori sanguigni, portando poi alla morte.
Per combattere il morbo si praticarono le purghe, ossia la disinfezione delle case, degli indumenti e degli oggetti.
Le case venivano sterilizzate con pece, salnitro, zolfo, incenso, bacche di ginepro.
I panni venivano purgati esponendoli all’aria o lasciandoli sotto terra o nell’acqua corrente per otto giorni. La mortalità fu altissima.
A Bugliaga e Trasquera perirono quasi cento persone. Due frazioni di Trasquera vennero chiamate Villa Nera e Caso (Cias), perché la popolazione fu praticamente annientata.
Il termine dialettale Cias significa lutto.
In Divedro (Varzo) il contagio si accese più volte, ma non riuscì ad espandersi.
Nel lazzaretto di Domodossola morì di peste il frate cappuccino, padre Carlo Grossi di Trasquera, teologo e filosofo di chiara fama. Egli aveva lasciato il convento di San Francesco in Como per dedicarsi alla cura materiale e spirituale degli appestati.
Karte
Indirizzo: Via Alpi Lepontine, 40, 28868 Trasquera VB, Italia
Coordinate: 46°12'37,8''N 8°13'28,6''E
Indicazioni stradali (Öffnet in neuem Tab)
Modalità di accesso
accessibile ai disabili