Descrizione
La Cappellania di Bugliaga nacque nel 1752, in seguito a una supplica inoltrata alla Curia Episcopale di Novara da una deputazione nominata dagli abitanti del posto.
La popolazione, che contava 250 anime, necessitava di assistenza spirituale, perché la frazione era molto distante dalla parrocchia e restava isolata per diversi mesi all’anno.
Gli abitanti di Bugliaga, nonostante le modeste condizioni di vita, riuscirono a istituire un Beneficio, che procurava al cappellano gli oneri necessari al suo sostentamento.
Il cappellano aveva anche l’incarico di maestro e quindi contribuiva all’educazione e all’istruzione dei fanciulli del villaggio.
L’oratorio di Bugliaga, costruito in posizione dominante all’inizio del paese, è dedicato alla Visitazione di Maria Vergine a santa Elisabetta.
Di sobria ma armoniosa architettura, esso si inserisce perfettamente nella serenità della natura e nella magnificenza del paesaggio.
La tenace struttura, sopravvissuta all’impeto della valanga e al flagello della bufera, pare esprimere la volontà e la forza d’animo di una gente, che viveva forse isolata dal resto del mondo, ma non certo dimentica dell’esistenza di Dio e dei valori dello spirito.
Lassù i nostri avi vollero una chiesa e la adornarono e la arricchirono col prezzo della rinuncia, col frutto del sacrificio.
Essa domina umile dalla montagna chi ha tramandato il sacro patrimonio della cultura popolare e dà testimonianza di una fede, che non può essere sopraffatta dall’oblio dei secoli.
Non è facile tracciare la storia di questo oratorio, perché molte notizie si sono perse nel tempo.
Si sa per certo che l’oratorio fu costruito dopo il 1652, perché fino a quell’epoca nel territorio della parrocchia esistevano soltanto gli oratori di S. Marco a Payno, di S. Giuseppe a Iselle, della Vergine Annunziata al Caso e di S. Rocco in frazione Servaso.
La data più antica riscontrata nell’oratorio della Visitazione, risale al 1665. È impressa sulla campanella della chiesa, accanto all’invocazione “Santa Maria ora pro nobis” ed è attorniata da quattro effigie in altorilievo.
L’oratorio fu edificato nel corso di un ventennio ed è storicamente confermato che nel 1674 era già ultimato ed aperto al culto.
L’opera di costruzione fu affidata ai fratelli Giovanni e Pietro Antonio Cugnoni, che esercitavano il mestiere di fabbro, falegname e muratore.
Ne fa fede una ricevuta di lire 300 imperiali rilasciata dai due fratelli al sindaco dell’oratorio Giovanni Giacomo Salina del Brusco in data 12 agosto 1674. La somma riportata nella ricevuta era il prezzo convenuto per l’edificazione della chiesa.
Da un quadernetto di quell’epoca, composto di fogli sparsi e consunti dal tempo, si rileva il nome del primo sindaco dell’oratorio, ossia del contabile che registrò le spese e le entrate relative alla fabbrica: Giovanni Marzo, detto Marthio in lingua latina.
Il quadernetto riporta alcune annotazioni di spese e materiali non sempre decifrabili: assi, ferramenta, acido, chiodi. Si menziona inoltre più d’una volta il nome del mastro Giorgio de Gatta, che era salito a Bugliaga per disegnare il coro e per curare probabilmente l’aspetto artistico della chiesa.
Nel 1674 l’edificio venne ultimato ed aperto al culto.
A quel tempo l’oratorio si componeva di una sola navata e aveva la porta d’entrata rivolta a mezzodì. C’era un solo altare sormontato da un quadro rappresentante l’incontro di Maria con S. Elisabetta e circondato da un cancelletto di legno.
Le navate e gli altri laterali della chiesa, dedicati a San Vincenzo Ferreri e a San Giovanni Battista, furono edificati verso la fine del 1700.
Il campanile sorgeva a mattina dell’edificio e dinanzi si stendeva una piazzetta di circa quindici spazza.
È probabile non vi fosse ancora sacristia, perché gli oggetti sacri venivano riposti in una cassa.
Dell’esistenza della sacristia si ha conferma solo nel secolo successivo e precisamente nel 1762, quando il parroco don Bartolomeo Gnuva fa l’inventario degli arredi e delle suppellettili contenute nella chiesa. Nell’inventario si parla infatti di una sacristia arredata con un armadio e una cassa di larice e si elencano anche oggetti preziosi: due calici, due pissidi e due patene d’oro; una pianeta di damasco di vari colori; una pianeta di raso ricamata a fiori; due statue antiche e due angeli di legno dorato; sei candelieri di legno.
Le navate e gli altari laterali della chiesa dedicati a S. Vincenzo Ferreri e a S. Giovanni Battista vennero edificati verso la fine del 1700.
Ne fa menzione lo stato d’anime compilato dal parroco don Antonio Maria Cugnoni nel 1804, che cita alcuni documenti relativi all’erezione. Giuseppe Picino da Comero e Giovanni Battista Pera fecero edificare i due altari e ne sostennero rispettivamente le spese.
Anche i resoconti amministrativi tenuti dai sindaci dell’oratorio nel secolo scorso offrono spunti e ragguagli, che si dimostrano utili per la ricognizione storica della chiesa.
Nel 1830 la chiesa fu dotata di una decina di banchi lavorati e modellati in legno di larice e abete da un certo Bogo Giov. Battista, di professione falegname.
Gli oblatori diedero la propria offerta in misura, ciascuno, delle proprie possibilità.
L’amministratore Gervaso Rigoni segna le oblazioni, che corrispondono alla somma complessiva di lire 142,56 e menziona i nomi dei seguenti benefattori: Giacomo e Pietro Cugnoni, Antonio e Giuseppe Marzo, Giuseppe Vairoli, Antonio Bogo, Giovanni Battista Marzo, Giovanni Battista Pera, Giuseppe Rigoni, Giuseppe Bionda, fratelli Rigoni.
Nel 1836 fu eretto il pulpito, che presenta una disposizione a specchi di notevole pregio. Vi lavorarono Giovan Battista Cugnoni e Giovan Battista Pera, due falegnami che già in precedenza avevano provveduto ad opere di costruzione e di rifacimento della chiesa.
Con lo stesso stile, nel 1837, essi realizzarono la porta interna dell’oratorio. L’opera di intaglio richiese diciannove giornate e mezza di lavoro e fu retribuita in ragione di lire 2,10 per ogni giornata.
Del portale esterno non si rilevano notizie attendibili.
Sul registro delle uscite del 1863 si trova annotato:
“Dato in gratificazione al falegname Destefani un fazzoletto e chilogrammi 1,3 di lana equivalenti alla somma di lire 2,82 per la porta della chiesa commissionata dai Bugliaghesi, dal sindaco e dal parroco. Detta porta meritava una ricompensa”.
In una ricevuta del 26 dicembre 1877 si legge:
“Fatto una porta per San Vincenzo ad ordine del fabbriciere Bionda Giovanni Giuseppe. Fattura e mano d’opera lire 40 italiane. Falegname Giovanna Agostino”.
Non si sa a quale porta essi alludessero, perciò non possiamo attribuirlo a nessuno dei due. È un’opera di pregio, di cui non conosciamo l’artefice e nemmeno l’anno di costruzione, ma sul legno di rovere decorato con geniali sculture, sono incise le iniziali V.A. e B.G. I due intagliatori erano certamente del posto.
La tradizione orale ci tramanda questi nomi: Vairoli Antonio e Bionda Giuseppe.
Un’opera completa di intonacatura fu compiuta nell’interno della chiesa intorno agli anni 1852–1853. Le pareti e la volta furono ritoccate e affrescate dai pittori Pietro Antonio Maria Antoniazzi e figlio.
Era allora cappellano dell’oratorio monsignor Paolo Durio, un illustre sacerdote, che arricchì la comunità di Bugliaga non solo con la sapienza del suo apostolato, ma anche con numerose iniziative di restauro e di abbellimento della chiesa.
La popolazione, che contava 250 anime, necessitava di assistenza spirituale, perché la frazione era molto distante dalla parrocchia e restava isolata per diversi mesi all’anno.
Gli abitanti di Bugliaga, nonostante le modeste condizioni di vita, riuscirono a istituire un Beneficio, che procurava al cappellano gli oneri necessari al suo sostentamento.
Il cappellano aveva anche l’incarico di maestro e quindi contribuiva all’educazione e all’istruzione dei fanciulli del villaggio.
L’oratorio di Bugliaga, costruito in posizione dominante all’inizio del paese, è dedicato alla Visitazione di Maria Vergine a santa Elisabetta.
Di sobria ma armoniosa architettura, esso si inserisce perfettamente nella serenità della natura e nella magnificenza del paesaggio.
La tenace struttura, sopravvissuta all’impeto della valanga e al flagello della bufera, pare esprimere la volontà e la forza d’animo di una gente, che viveva forse isolata dal resto del mondo, ma non certo dimentica dell’esistenza di Dio e dei valori dello spirito.
Lassù i nostri avi vollero una chiesa e la adornarono e la arricchirono col prezzo della rinuncia, col frutto del sacrificio.
Essa domina umile dalla montagna chi ha tramandato il sacro patrimonio della cultura popolare e dà testimonianza di una fede, che non può essere sopraffatta dall’oblio dei secoli.
Non è facile tracciare la storia di questo oratorio, perché molte notizie si sono perse nel tempo.
Si sa per certo che l’oratorio fu costruito dopo il 1652, perché fino a quell’epoca nel territorio della parrocchia esistevano soltanto gli oratori di S. Marco a Payno, di S. Giuseppe a Iselle, della Vergine Annunziata al Caso e di S. Rocco in frazione Servaso.
La data più antica riscontrata nell’oratorio della Visitazione, risale al 1665. È impressa sulla campanella della chiesa, accanto all’invocazione “Santa Maria ora pro nobis” ed è attorniata da quattro effigie in altorilievo.
L’oratorio fu edificato nel corso di un ventennio ed è storicamente confermato che nel 1674 era già ultimato ed aperto al culto.
L’opera di costruzione fu affidata ai fratelli Giovanni e Pietro Antonio Cugnoni, che esercitavano il mestiere di fabbro, falegname e muratore.
Ne fa fede una ricevuta di lire 300 imperiali rilasciata dai due fratelli al sindaco dell’oratorio Giovanni Giacomo Salina del Brusco in data 12 agosto 1674. La somma riportata nella ricevuta era il prezzo convenuto per l’edificazione della chiesa.
Da un quadernetto di quell’epoca, composto di fogli sparsi e consunti dal tempo, si rileva il nome del primo sindaco dell’oratorio, ossia del contabile che registrò le spese e le entrate relative alla fabbrica: Giovanni Marzo, detto Marthio in lingua latina.
Il quadernetto riporta alcune annotazioni di spese e materiali non sempre decifrabili: assi, ferramenta, acido, chiodi. Si menziona inoltre più d’una volta il nome del mastro Giorgio de Gatta, che era salito a Bugliaga per disegnare il coro e per curare probabilmente l’aspetto artistico della chiesa.
Nel 1674 l’edificio venne ultimato ed aperto al culto.
A quel tempo l’oratorio si componeva di una sola navata e aveva la porta d’entrata rivolta a mezzodì. C’era un solo altare sormontato da un quadro rappresentante l’incontro di Maria con S. Elisabetta e circondato da un cancelletto di legno.
Le navate e gli altri laterali della chiesa, dedicati a San Vincenzo Ferreri e a San Giovanni Battista, furono edificati verso la fine del 1700.
Il campanile sorgeva a mattina dell’edificio e dinanzi si stendeva una piazzetta di circa quindici spazza.
È probabile non vi fosse ancora sacristia, perché gli oggetti sacri venivano riposti in una cassa.
Dell’esistenza della sacristia si ha conferma solo nel secolo successivo e precisamente nel 1762, quando il parroco don Bartolomeo Gnuva fa l’inventario degli arredi e delle suppellettili contenute nella chiesa. Nell’inventario si parla infatti di una sacristia arredata con un armadio e una cassa di larice e si elencano anche oggetti preziosi: due calici, due pissidi e due patene d’oro; una pianeta di damasco di vari colori; una pianeta di raso ricamata a fiori; due statue antiche e due angeli di legno dorato; sei candelieri di legno.
Le navate e gli altari laterali della chiesa dedicati a S. Vincenzo Ferreri e a S. Giovanni Battista vennero edificati verso la fine del 1700.
Ne fa menzione lo stato d’anime compilato dal parroco don Antonio Maria Cugnoni nel 1804, che cita alcuni documenti relativi all’erezione. Giuseppe Picino da Comero e Giovanni Battista Pera fecero edificare i due altari e ne sostennero rispettivamente le spese.
Anche i resoconti amministrativi tenuti dai sindaci dell’oratorio nel secolo scorso offrono spunti e ragguagli, che si dimostrano utili per la ricognizione storica della chiesa.
Nel 1830 la chiesa fu dotata di una decina di banchi lavorati e modellati in legno di larice e abete da un certo Bogo Giov. Battista, di professione falegname.
Gli oblatori diedero la propria offerta in misura, ciascuno, delle proprie possibilità.
L’amministratore Gervaso Rigoni segna le oblazioni, che corrispondono alla somma complessiva di lire 142,56 e menziona i nomi dei seguenti benefattori: Giacomo e Pietro Cugnoni, Antonio e Giuseppe Marzo, Giuseppe Vairoli, Antonio Bogo, Giovanni Battista Marzo, Giovanni Battista Pera, Giuseppe Rigoni, Giuseppe Bionda, fratelli Rigoni.
Nel 1836 fu eretto il pulpito, che presenta una disposizione a specchi di notevole pregio. Vi lavorarono Giovan Battista Cugnoni e Giovan Battista Pera, due falegnami che già in precedenza avevano provveduto ad opere di costruzione e di rifacimento della chiesa.
Con lo stesso stile, nel 1837, essi realizzarono la porta interna dell’oratorio. L’opera di intaglio richiese diciannove giornate e mezza di lavoro e fu retribuita in ragione di lire 2,10 per ogni giornata.
Del portale esterno non si rilevano notizie attendibili.
Sul registro delle uscite del 1863 si trova annotato:
“Dato in gratificazione al falegname Destefani un fazzoletto e chilogrammi 1,3 di lana equivalenti alla somma di lire 2,82 per la porta della chiesa commissionata dai Bugliaghesi, dal sindaco e dal parroco. Detta porta meritava una ricompensa”.
In una ricevuta del 26 dicembre 1877 si legge:
“Fatto una porta per San Vincenzo ad ordine del fabbriciere Bionda Giovanni Giuseppe. Fattura e mano d’opera lire 40 italiane. Falegname Giovanna Agostino”.
Non si sa a quale porta essi alludessero, perciò non possiamo attribuirlo a nessuno dei due. È un’opera di pregio, di cui non conosciamo l’artefice e nemmeno l’anno di costruzione, ma sul legno di rovere decorato con geniali sculture, sono incise le iniziali V.A. e B.G. I due intagliatori erano certamente del posto.
La tradizione orale ci tramanda questi nomi: Vairoli Antonio e Bionda Giuseppe.
Un’opera completa di intonacatura fu compiuta nell’interno della chiesa intorno agli anni 1852–1853. Le pareti e la volta furono ritoccate e affrescate dai pittori Pietro Antonio Maria Antoniazzi e figlio.
Era allora cappellano dell’oratorio monsignor Paolo Durio, un illustre sacerdote, che arricchì la comunità di Bugliaga non solo con la sapienza del suo apostolato, ma anche con numerose iniziative di restauro e di abbellimento della chiesa.
Indirizzo e punti di contatto
| Nome | Descrizione |
|---|---|
| Indirizzo | Frazione Bugliaga |
Mappa
Indirizzo: Frazione Bugliaga, 7, 28868 Bugliaga VB, Italia
Coordinate: 46°12'35,8''N 8°10'47,6''E
Indicazioni stradali (Apre il link in una nuova scheda)
Modalità di accesso
accessibile ai disabili